Il teletrasporto è più vicino
Non è quello alla Star Trek, ovvero lo spostamento materiale di particelle da un luogo all'altro, ma i due gruppi di ricercatori sono riusciti nell'impresa di teletrasportare atomi, trasferendo determinate caratteristiche da una particella all'altra, posta lontano. Una tecnica la cui prospettiva è lo sviluppo di computer quantistici, molto più veloci e potenti di quelli tradizionali
Non
siamo al teletrasporto in uso nella flotta stellare di Star Trek,
ma è comunque un grande passo avanti nelle tecnologie che applicano
i fenomeni bizzarri della fisica quantistica. Scienziati di due gruppi
di studio indipendenti, uno in Austria, un altro negli Usa, hanno
per la prima volta "teletrasportato" alcuni atomi. Lo riferisce
la rivista specializzata Nature. In precedenza, l'esperimento era
stato effettuato solo con i fotoni, ovvero i quanti di luce, particelle
molto meno complesse e più leggere.
Parlando di "teletrasporto" i fisici quantistici non intendono,
è bene chiarire, lo spostamento materiale di una particella
da un luogo all'altro, bensì il trasferimento di determinate
caratteristiche da una particella a un'altra, situata lontano dalla
prima. Questa tecnica ha come prospettiva a medio termine lo sviluppo
di una nuova generazione di computer "quantistici", molto
più veloci e potenti di quelli basati sull'elettronica tradizionale.
Le esperienze sono state condotte su atomi diversi dai ricercatori
dell'Università di Innsbruck in Austria e da quelli del National
Institute of Standards and Technology (Nist) degli Stati Uniti.
I due gruppi hanno usato rispettivamente ioni di calcio e berillio,
ovvero atomi carichi elettricamente dei due elementi. Ogni atomo è
caratterizzato da uno "stato quantico", ovvero da una serie
di caratteristiche fisiche: contenuto energetico, moto, direzione
dell'asse di rotazione, campo magnetico e altre grandezze particolari.
A queste grandezze, espresse da numeri semplici, può essere
associata una informazione, come avviene per gli elettroni che se
passono o non passano attraverso a un determinato circuito danno luogo
a un "bit" di informazione, ovvero alla cifra zero o all'uno.
Le informazioni associate agli stati quantici vengono definite "qubit",
e sono queste che i ricercatori sono stati in grado di teletrasportare
fra due atomi distanti l'uno dell'altro. Il trasferimento dei qubit
è reso possibile da una singolare proprietà quantistica
delle particelle, chiamata "entanglement", in base alla
quale due particelle, in certe condizioni, sembrano legate fra loro
agli stessi comportamenti, anche quando sono separate da grandi distanze.
E' un effetto noto da tempo alla fisica quantistica e largamente verificato
dl punto di vista sperimentale.
Einstein lo chiamava "effetto fantasma" per via della sua
apparente stranezza e inspiegabilità. I ricercatori austriaci
e americani hanno impiegato tecniche diverse per effettuare il teletrasporto
di atomi, ma alla base le loro esperienze si fondano sugli stessi
protocolli scientifici. In primo luogo è stata determinata
una coppia di atomi (o meglio di ioni, perché dotati di carica
elettrica) legati dall'entanglement. Chiamiamoli B e C. Poi uno dei
due ioni, per esempio B, è stato legato con l'entanglement
a un terzo ione, A, e le caratteristiche fisiche di entrambi gli ioni
sono state misurate. Infine, lo stato quantico dello ione A è
stato trasferito allo ione C, mutando le caratteristiche fisiche di
quest'ultimo. In questo processo, si è annullato lo stato quantico
originario di A. Di fatto, è come se le caratteristiche dello
ione B siano state "teletrasportate" nello ione C, usando
un terzo atomo come ponte intermedio. L'intero processo si è
svolto in millesimi di secondo, al premere di un bottone. E anche
questo è un progresso importante, perché è la
prima volta che è stato sviluppato un meccanismo deterministico
per governare il fenomeno.
All'orizzonte di queste esperienze non c'è, ne' potrebbe esserci,
il teletrasporto di un oggetto solido da un luogo all'altro. C'è
invece la prospettiva di creare computer ultraveloci e ultrapotenti,
basati su chip "quantistici" all'interno dei quali le informazioni
si trasferiscono da un atomo all'altro mediante circuiti costituiti
dall'entanglement, o addirittura connessi in reti costituite dall'effetto
definito "fantasma" da Einstein. "In un futuro computer
quantistico", ha detto alla Bbc David Wineland del Nist, "le
informazioni si trasferiranno istantaneamente grazie all'entanglement".
Per Rainer Blatt, dell'Università di Innsbruck, si tratta di
una "pietra miliare". L'aspetto più interessante
dell'esperienza, ha sottolineato, è che il teletrasporto è
avvenuto in modo deliberato, cioè con la pressione di un bottone.
"Era già stato fatto prima, ma non in modo tale che alla
fine si potesse conservare l'informazione", ha detto. In un commento
apparso su Nature, i fisici H. Jeff Kimble e Steven Van Enk hanno
detto: "I due esperimenti costituiscono una conflenza straordinaria
di diversi progressi sperimentali, dalla spettroscopia di precisione
ai laser a freddo. Il fatto che procedure diverse abbiano funzionato
perfettamente in due differenti laboratori dimostra la flessibilità
e la grande potenzialità delle progedure di intrappolamento
degli ioni per lo sviluppo dell'informatica quantistica".
Antonio
Correale