La
notizia è di quelle che fanno il giro del mondo
in poche ore, anche se a prima vista potrebbe interessare
solo gli esperti del genere : Google,
il più grande motore di ricerca su internet,
ha acquisito YouTube.com,
sito dedicato ai video inviati dagli utenti on line.
Chiunque abbia effettuato anche sporadici accessi alla
rete e non possa definirsi un convinto internauta si
sarà imbattuto almeno una volta in Google, magari
solo per effettuare una ricerca, digitando una parola
chiave. Il gruppo americano , fondato nel 1998 da due
studenti di Stanford , Lerry
Page e Sergey Brin, ha infatti conosciuto negli
anni un’irrefrenabile ascesa , basata sull’idea
di estrarre informazioni rilevanti da una miriade di
dati.
Ieri la società californiana, con l’intento
di potenziare il settore video ed arginare in maniera
significativa il potente dominio del magnate Murdoch
e del suo Myspace
, ha concluso, per la cifra di 1,65 miliardi di dollari,
l’ acquisizione del popolarissimo sito Youtube,
sito che consente l’upload, la visione e la condivisione
dei video provenienti da ogni parte del mondo. Il successo
di YouTube, website che ha avuto il maggior tasso di
crescita nell’ultimo anno e che può vantare
la media di 20 milioni di contatti mensili, nasce dall’idea
di condividere filmati di spettacoli, musica ma anche
video amatoriali, giunti da ogni angolo del pianeta.
Dalle prime dichiarazioni rilasciate dagli amministratori
di entrambi i gruppi si ricava la volontà della
società acquisita di rimanere indipendente rispetto
al colosso Google e di conseguenza di non alterare la
struttura del sito, lasciando immutate inoltre la sede
e i dipendenti.
Nonostante le rassicurazioni provenienti dalle due compagnie
americane le reazioni conseguenti l’acquisizione
sono di attesa e preoccupazione per quello che potrà
accadere da un punto di vista monopolistico, vista la
sempre più massiccia presenza del gigante Google
sul mercato Internet, derivante da continue acquisizioni
dello stesso di società più piccole. Non
è la prima volta che il motore di ricerca si
trova nell’occhio del ciclone per polemiche riguardanti
la costante riduzione della logica concorrenziale ed
i conseguenti effetti sulla libertà di navigazione
in rete.
La recente fusione è quindi solo l’ultima
transazione di una società che riesce sempre
più spesso ad eliminare o fagocitare gruppi meno
forti finanziariamente, palesando così la manifesta
volontà di ottenere il controllo assoluto dell’informazione
presente on line; inoltre, poiché il futuro viaggia,
o per meglio dire naviga in banda larga resta da chiedersi
quanto la libertà d’informazione possa
conciliarsi con questi potenti gruppi di divulgazione.