Castel San Giorgio News
Lunedì 4 Settembre 2006

 

 

Luciano Bove: una brillante carriera nel mondo del design

PASADENA, 30 Agosto ’06 - Soffocata dallo smog, Los Angeles, ammicca ed invidia Pasadena, il ridente centro posto sul cocuzzolo di una imponente collina dove s’erge il Centro Art and Design, da dove, ogni anno, esce un buon numero di laureandi che finiranno nelle principali Case automobilistiche del mondo. Sono circa 2000 gli studenti di molte nazionalità, con qualche italiano. Un fiume di cervelli con idée innovatrici, dai quali scaturiscono modelli fantascientifici – lanciati verso il futuro – e molto apprezzati dalle Case.
Il cronista è un habitué di Pasadena, dove viene anche a Capo d’anno per la spettacolare “Parata delle rose” riportando sempre indelebili ricordi e può, nel contempo, dare una scandagliata tra i disegni ed i modelli, e captare il pensiero dei dirigenti della prestigiosa scuola. E’ stato osservando un dossier degli anni 80 che il cronista scopre alcune foto, col nome di Luciano Bove, nato a Nocera Inferiore (Salerno) 43 anni fa. Il mulino a vento della memoria riaccende ben presto i ricordi delle due interviste televisive effettuate per la RAI, col giovane Bove e raccoglie informazioni onde rintracciare il laureato dal prestigioso Centro Art and Design. Una gradita sorpresa è stata quando, col prefisso francese, AbruzzoPress “ritrova” Luciano Bove che già nel 2000 era stato assunto dal centro design della Renault come Senior Design Manager dei Veicoli Utilitari, dove in due anni completa il progetto “Solenza”, una vettura che sostituisce la “Dacia Nova” ed apre le porte al Progetto “Logan”.

Una carriera brillante a fattiva

Occorre tornare indietro di qualche anno. Nel novembre del 1989 Bove viene ammesso al Centro Stile della Fiat, come designer, per poi passare, invitato, all’Istituto IAAD di Torino per dei corsi serali. Il grande salto Luciano lo compie quando l’ing. Nevio di Giusto, all’epoca responsabile per il design dei tre marchi Fiat Aut, gli confida il progetto “Seicento”. Di qui la promozione a Junior Design manager. Dopo il lancio della “Seicento” e delle sue due versioni sportive, l’Abarth e la Sporting, a Luciano viene chiesto di occuparsi del segmento “C”, ossia Bravo/Brava. A questo punto è interessante udire la voce del designer che compie passi brillanti e fattivi, che lo porteranno al successo.
«Gia dal 1998 avevo compreso che vivere con la protezione di “mamma Fiat” era troppo comodo e rischiava di diventare una involuzione e non più una esperienza, per cui decido di mettermi alla prova e compiere la ”giocata” in campo straniero. E’ nel 2000 che il Centro Design della Renault mi assunse come Senior Design Manager nella sede di Iribus (Lione). Carica che durò un’anno poiché la Renault mi chiese di occuparmi del primo progetto Renault/DACIA da fare in collaborazione con la Romania. Grazie alla mia precedente esperienza polacca con la Fiat, completai in due anni il progetto Solenza.»


E quando cominciò il periodo dei Veicoli Utilitari?


«Nell’estate del 2001 mi trasferisco definitivamente al Technocenter della Renault a Guyancourt per occuparmi dei Veicoli Utilitari cui seguono il “Concept Car Kangoo Break Up” (presentato al salone di Parigi del 2002) e subito dopo la realizzazione della futura Gamma Kangoo II per il 2007/8.
«Con mia grande soddisfazione,» prosegue Luciano, «all’inizio del 2006 vengo trasferito nello studio VP e precisamente l’alto di gamma. Ho il piacere di citare il fatto di essere membro del Comitato per le Scuole di Design ed in particolare mi occupo delle scuole italiane; recentemente ho gestito con Louis Morasse (Direttore Design VU/VI) il progetto sponsorizzato “My First Renault” con la scuola IAAD di Torino.»

Renault: molta considerazione per il design


Dunque Luciano, dicci questo: Da cosa trai ispirazione per un modello?
«Dal mio punto di vista, molto personale, un’auto deve essere considerata come un elemento architettonico in movimento. La relazione tra architettura statica (building, palazzi, ponti, ecc) e le auto che sono in movimento, deve essere fatta di “armonia”. Un esempio: la città di Londra si sta rinnovando in modo impressionante e la cosa che mi affascina di più è che le ultime architetture realizzate si combinerebbero benissimo con le varie Concept car presentate da Renault, BMW, Nissan, quindi è possibile.»
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Parla un po’ dell’atmosfera che regna in seno alla Renault Design.

«In Renault il Design lo si può respirare, quando mi trovo in riunioni tecniche o di comitato noto che c’è molta considerazione per il Design e la qualità associata. L’ambiente è molto cordiale, c’è cooperazione. Siamo un team decisi a fare del buon Design ad un costo efficiente, cercando di rispettare il più possibile le attese dei nostri clienti e di coloro che si avvicinano per la prima volta

all’acquisto di una vettura Renault. L’artefice di questa filosofia di vita è Patrick le Quement che, con la sua cultura la sua visione del Design, da vent’anni ci dirige con estrema capacità. Questa organizzazione permette a me e ai miei colleghi di lavorare sempre per dare il massimo.»

Qualche ricordo della scuola di Pasadena?

«Tanti, cari. Quando arrivai in quella scuola ebbi la netta sensazione di essere su di un’altro pianeta. Io considero quel periodo come un “servizio militare” fatto con estrema passione, i sacrifici non sono sacrifici, ma le difficoltà incontrate sono una opportunità per “elevarsi”. In Art Center ho imparato a lavorare su me stesso, per me stesso. Tutti concetti che ho poi applicato quando divenni Responsabile alla scuola IED di Torino, riscuotendo discreto successo.»

Infine Luciano, cosa suggeriresti ai giovani aspiranti designers?

«Intanto oggi, in Italia, ci sono almeno due scuole che possono dare una buona preparazione: l’Istituto Europeo di Design di Torino e l’Istituto IAAD di Torino. Chi decide d’intraprendere questo percorso deve farlo soltanto se ha talento e passione per il mondo del “Car Design”. Il consiglio più importante è quello di disegnare il più possibile a mano libera e mostrare i disegni (senza vergogna) ad un esperto o responsabile di una delle scuole citate, per avere una opinione onesta e tecnica sulle proprie capacità. Ed io faccio loro tanti auguri.»

Lino Manocchia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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