PASADENA, 30 Agosto ’06
- Soffocata dallo smog, Los Angeles, ammicca ed invidia
Pasadena, il ridente centro posto sul cocuzzolo di una
imponente collina dove s’erge il Centro
Art and Design, da dove, ogni anno, esce un buon
numero di laureandi che finiranno nelle principali Case
automobilistiche del mondo. Sono circa 2000 gli studenti
di molte nazionalità, con qualche italiano. Un
fiume di cervelli con idée innovatrici, dai quali
scaturiscono modelli fantascientifici – lanciati
verso il futuro – e molto apprezzati dalle Case.
Il cronista è un habitué di Pasadena,
dove viene anche a Capo d’anno per la spettacolare
“Parata delle rose”
riportando sempre indelebili ricordi e può, nel
contempo, dare una scandagliata tra i disegni ed i modelli,
e captare il pensiero dei dirigenti della prestigiosa
scuola. E’ stato osservando un dossier degli anni
80 che il cronista scopre alcune foto, col nome di Luciano
Bove, nato a Nocera Inferiore (Salerno) 43 anni
fa. Il mulino a vento della memoria riaccende ben presto
i ricordi delle due interviste televisive effettuate
per la RAI, col giovane Bove e raccoglie informazioni
onde rintracciare il laureato dal prestigioso Centro
Art and Design. Una gradita sorpresa è stata
quando, col prefisso francese, AbruzzoPress “ritrova”
Luciano Bove che già nel 2000 era stato assunto
dal centro design della Renault come Senior
Design Manager dei Veicoli Utilitari, dove in
due anni completa il progetto “Solenza”,
una vettura che sostituisce la “Dacia Nova”
ed apre le porte al Progetto
“Logan”.
Una carriera brillante
a fattiva
Occorre tornare indietro di qualche anno.
Nel novembre del 1989 Bove viene ammesso al Centro
Stile della Fiat, come designer, per poi passare,
invitato, all’Istituto
IAAD di Torino per dei corsi serali. Il grande
salto Luciano lo compie quando l’ing. Nevio di
Giusto, all’epoca responsabile per il design dei
tre marchi Fiat Aut, gli confida il progetto “Seicento”.
Di qui la promozione a Junior Design manager. Dopo il
lancio della “Seicento” e delle sue due
versioni sportive, l’Abarth e la Sporting, a Luciano
viene chiesto di occuparsi del segmento “C”,
ossia Bravo/Brava. A questo punto è interessante
udire la voce del designer che compie passi brillanti
e fattivi, che lo porteranno al successo.
«Gia dal 1998 avevo compreso che vivere con la
protezione di “mamma Fiat” era troppo comodo
e rischiava di diventare una involuzione e non più
una esperienza, per cui decido di mettermi alla prova
e compiere la ”giocata” in campo straniero.
E’ nel 2000 che il Centro Design della Renault
mi assunse come Senior Design Manager nella sede di
Iribus (Lione). Carica che durò un’anno
poiché la Renault mi chiese di occuparmi del
primo progetto Renault/DACIA da fare in collaborazione
con la Romania. Grazie alla mia precedente esperienza
polacca con la Fiat, completai in due anni il progetto
Solenza.»
E quando cominciò il periodo dei Veicoli
Utilitari?
«Nell’estate del 2001 mi trasferisco definitivamente
al Technocenter della Renault a Guyancourt per occuparmi
dei Veicoli Utilitari cui seguono il “Concept
Car Kangoo Break Up” (presentato al salone
di Parigi del 2002) e subito dopo la realizzazione della
futura Gamma Kangoo II per il 2007/8.
«Con mia grande soddisfazione,» prosegue
Luciano, «all’inizio del 2006 vengo trasferito
nello studio VP e precisamente l’alto di gamma.
Ho il piacere di citare il fatto di essere membro del
Comitato per le Scuole di Design ed in particolare mi
occupo delle scuole italiane; recentemente ho gestito
con Louis Morasse (Direttore Design VU/VI) il progetto
sponsorizzato “My First Renault” con la
scuola IAAD di Torino.»
Renault: molta considerazione
per il design

Dunque Luciano, dicci questo: Da cosa trai ispirazione
per un modello?
«Dal mio punto di vista, molto personale, un’auto
deve essere considerata come un elemento architettonico
in movimento. La relazione tra architettura statica
(building, palazzi, ponti, ecc) e le auto che sono in
movimento, deve essere fatta di “armonia”.
Un esempio: la città di Londra si sta rinnovando
in modo impressionante e la cosa che mi affascina di
più è che le ultime architetture realizzate
si combinerebbero benissimo con le varie Concept car
presentate da Renault, BMW, Nissan, quindi è
possibile.»
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Parla un po’ dell’atmosfera
che regna in seno alla Renault Design.
«In Renault il Design lo si può respirare,
quando mi trovo in riunioni tecniche o di comitato noto
che c’è molta considerazione per il Design
e la qualità associata. L’ambiente è
molto cordiale, c’è cooperazione. Siamo
un team decisi a fare del buon Design ad un costo efficiente,
cercando di rispettare il più possibile le attese
dei nostri clienti e di coloro che si avvicinano per
la prima volta
all’acquisto di una vettura Renault. L’artefice
di questa filosofia di vita è Patrick le Quement
che, con la sua cultura la sua visione del Design, da
vent’anni ci dirige con estrema capacità.
Questa organizzazione permette a me e ai miei colleghi
di lavorare sempre per dare il massimo.»
Qualche ricordo della
scuola di Pasadena?
«Tanti, cari. Quando arrivai in quella scuola
ebbi la netta sensazione di essere su di un’altro
pianeta. Io considero quel periodo come un “servizio
militare” fatto con estrema passione, i sacrifici
non sono sacrifici, ma le difficoltà incontrate
sono una opportunità per “elevarsi”.
In Art Center ho imparato a lavorare su me stesso, per
me stesso. Tutti concetti che ho poi applicato quando
divenni Responsabile alla scuola IED di Torino, riscuotendo
discreto successo.»
Infine Luciano, cosa
suggeriresti ai giovani aspiranti designers?
«Intanto oggi, in Italia, ci sono almeno due
scuole che possono dare una buona preparazione: l’Istituto
Europeo di Design di Torino e l’Istituto IAAD
di Torino. Chi decide d’intraprendere questo percorso
deve farlo soltanto se ha talento e passione per il
mondo del “Car Design”. Il consiglio più
importante è quello di disegnare il più
possibile a mano libera e mostrare i disegni (senza
vergogna) ad un esperto o responsabile di una delle
scuole citate, per avere una opinione onesta e tecnica
sulle proprie capacità. Ed io faccio loro tanti
auguri.»