Siamo alla fine degli settanta. È l'Italia degli
anni di piombo, dei sequestri di persona e delle stragi
di stato. È il periodo più buio della
nostra storia dove a comandare sono i servizi segreti
e gli equilibri della guerra fredda. Roma è divisa
tra le bande ma la più potente è quella
della Magliana.
Il Libanese (Pierfrancesco
Favino – Le chiavi di casa, L’ultimo
bacio), Freddo (Kim Rossi
Stuart – Le chiavi di casa, Pinocchio)
e il Dandi (Claudio Santamaria
– L’ultimo bacio, la stanza del figlio)
sono l'anima della banda cresciuti per la strada come
fratelli. La loro escalation comincia con il sequestro
del barone Rossellini che gli procura il capitale da
investire in un traffico di stupefacenti. Le banconote
segnate mette sulle loro tracce un commissario di Polizia
(Stefano Accorsi
– L’ultimo bacio, Le fati ignoranti) il
cui lavoro è manovrato da disegni politici troppo
più grandi di lui. Il resto è guerra con
le bande rivali, rapporti con la mafia e lavori sporchi
commissionati dallo Stato. Ma soprattutto è vendetta
e morte. Ambientato dal sequestro Moro alla caduta del
muro di Berlino, il film rappresenta una lucida ricostruzione
dei misteri di quegli anni. Per farlo Michele
Placido (Ovunque sei, Un viaggio chiamato amore)
usa la storia di tre ragazzi di strada che hanno nella
malavita organizzata la loro unica possibilità
di riscatto sociale. Ma questa volta non sono loro ad
essere i cattivi ma uno stato che usa e poi uccide i
suoi figli più indifesi. Diviso in tre parti
la pellicola presenta molte caratteristiche del cinema
di Tarantino. Oltre alla citata divisione il regista
non rinuncia alle scene di sangue e armi care all'americano,
oltre che un ritmo narrativo che da solo ammortizza
la lunga durata del film (2h e 30'). Scritto da Stefano
Rullo e Sandro Petraglia e tratto dall'omonimo romanzo
di Giancarlo De Cataldo che ha anche lavorato alla sceneggiatura
ci regala un ottimo Riccardo Scamarcio (Tre metri sopra
il cielo, L’uomo perfetto), nel ruolo de "Il
Nero", killer spietato e lupo solitario che non
accetta le regole del gruppo, e un inedito Gianmarco
Tognazzi (I laureati, Io no) nei panni di Carenza,
spietato faccendiere dei servizi segreti. Oltre che
le due donne della banda la faccia acqua e sapone di
Jasmine Trinca (Manuale
d’amore, La stanza del figlio) nel ruolo di Roberta,
la donna di Freddo e Anna Mouglalis (Sotto falso nome)
nei panni di Cinzia Vallesi, in arte Patrizia, un' ex
prostituta d'alto borgo, bella e maledetta che fa molto
Uma Thurman di tarantiniana memoria. Prodotto da Riccardo
Tozzi, Giovanni Stabilini e Marco Chimenz (La bestia
nel cuore,Non ti muovere, Ovunque sei), un noir politico
- storico d'alto livello con un Rossi Stuart e un Favino
in stato di grazia. Ben inserite le immagini di repertorio
(notevole la ricostruzione dell'attentato alla stazione
di Bologna) grazie all'ottimo lavoro di montaggio di
Esmeralda Calabria (Un viaggio chiamato amore) e alla
fotografia di Luca Bigazzi (Le chiavi di casa, Le conseguenze
dell’amore) con la collaborazione proprio di De
Cataldo. A colpo sicuro il commento musicale di Paolo
Buonvino (L’ultimo bacio, Ricordati di me, Manuale
d’amore) fatto degli splendidi revival anni 70
- 80.