Seven Swords (Cina/Hong Kong, 2005)
Venerdì 16 Settembre 2005

 

 

di Tsui Hark, con Honglei Sun, Chia Liang Liu, Leon Lai, Duncan lai, So-Yeon Kim, Liwu Dai, 144 min.

Le sette spade sono 7 (lapalissiano?), come i samurai di Kurosawa, a loro volta esportati nell'estremo West degli States (I magnifici sette). Perché Kurosawa e perché il western, una razza specifica di western, lo diremo fra un po'. Tsui Hark (da leggersi Cioi Ork) è (ehm, era) un autore fondamentale per la propulsione del cinema di Hong Kong e, successivamente, di quello cinese in toto. Apprezzato e audace produttore (dai primi film di John Woo a Storie di fantasmi cinesi), mirabolante regista di film wuxia-pian (in sostanza i film di arti marziali). Basti citarne uno per tutti: Blade (1995), film non distribuito in Italia e trasmesso in notturna dal solito Fuori orario qualche anno fa, ambientato nella Cina che fu: storia leggendaria di un esperto di spade e di arti marziali, monco ad un braccio. In qualche modo quel film rappresentava il ritorno del wuxia-pian supportato da mezzi produttivi ingenti e da una sapienza formale autoriale. Combattimenti estremi, con la camera spesso piazzata al centro dello scontro (Leone e Peckinpah avranno contato qualcosa?), tra mille acrobazie registiche, ma scevra di effettacci fin troppo esibiti nei combattimenti dei film successivi. The Blade è stato l'antesignano di quei film prodotti a iosa negli ultimi tempi: La tigre e il dragone, Hero, La foresta dei pugnali volanti.
Tutti fanno leva su storie leggendarie, che hanno nel mito e nell'azione il loro punto di forza. Ma laddove Ang Lee e Zhang Ymou sono eterei, fantastici, danzanti, patinati, the Blade era sulfureo, terragno, enigmatico, indecifrabile. Laddove i primi sono aerei, solari, ariosi con grandi campi lunghi, the Balde entrava nel cuore delle cose, amava il dettaglio, era oscuro, concentrato, sfaccettato.
Tsui Hark, poi, ha cominciato ad avere seguito anche in occidente (Once upon a Time in China). Questo è il punto. Osservate il titolo di questo suo film. Chiaramente è ispirato a Sergio Leone (Once upon a time in America). Cos'ha fatto Tsui Hark nel suo ultimo film? Ha preso un formato wuxia-pian, l'ha riplasmato con inserti dall'estremo Oriente e dall'estremo Occidente. Da una parte Kurosawa, col suo cinema epico (jidaigeki) ed incentrato sull'azione, sullo sguardo che diventa mito, umanesimo, racconto del tempo in spazi realissimi e, insieme, onirici, grazie ad un montaggio inconsueto che alterna tagli rapidissimi e respiri ben più ampi. Dall'altra parte l'epos negativo di Leone: la violenza che scoppia sotto i nostri occhi, la costruzione e demolizione di un mito, il west. Un cinema postumo al western stesso in uno stile che sa miscelare la potenza dell'originario al tramonto di un'epoca forse mai esistita (ancora una volta il tempo come protagonista, badate bene). Dunque l'armonia della spada nella quiete d'Oriente e l'eccesso della pistola nelle lande infernali dell'Occidente.
Ora prendete tutto questo, centrifugatelo per bene, ed in una cornice di cappa e spada viene fuori Seven Swords (anteprima al Festival di Venezia 2005, la più orientale città dell’Occidente, insomma, un po’ affetti da mal d’oriente lo siamo, così come i Cinesi lo sono da mal d’Occidente). Un cinema-fusion della stessa lunghezza di quei lenzuoli non sufficienti a coprire il letto, che quando li si tende da un lato finisce sempre che si resta scoperti da un altro. Morale della favola: Tsui Hark ha girato un polpettone in cui lo stile è vittima di una schizofrenia paranoide, la camera è puntualmente posizionata nel posto sbagliato, i personaggi sono poco più di figurine. Metteteci la mania del kolossal, con venature fantasy (facciamo Il signore degli anelli, per esempio, ben intuibile in alcuni tratti del film, specie nella fuga verso i ghiacci del Kinshan: lì se ci fosse stato Frodo insieme a qualche nano sarebbe cambiato poco), un pizzico di sentimentalismo quale solo il peggior Spielberg sa tirar fuori ed ecco che la frittata è fatta.
Le mode, si sa, hanno vita breve.

Luigi Metropoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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