Il fiume Sarno nasce alla base del massiccio calcareo, situato tra i monti Picentini, i monti Lattari ed il gruppo del Partenio, ad una quota di 30 metri s.l.m.. Il fiume, di circa 22 km di lunghezza, raccoglie le acque di un vasto bacino imbrifero esteso per circa 600 kmq che interessa le province di Avellino, Napoli e Salerno, attraversando i comuni di Sarno (SA), Striano (NA), S. Valentino Torio (SA), Poggiomarino (NA), Boscoreale (NA), S. Marzano sul Sarno (SA), Salerno, Angri (SA), Scafati (SA), Pompei (NA), Torre Annunziata (NA), Castellammare di Stabia (NA). I torrenti Cavaiola e Solofrana, suoi affluenti, interessano i territori dei comuni di Pagani (SA), Nocera Superiore (SA), Nocera Inferiore (SA), Cava de' Tirreni (SA), Castel San Giorgio (SA), Solofra (AV), Montoro Inferiore (AV), Montoro Superiore (AV), Roccapiemonte (SA) e Mercato S. Severino (SA). Il suo bacino idrografico (Sarno in senso stretto) si estende in direzione nord-est/sud-ovest tra i monti di Solofra e la piana sarnese interessando le province di Salerno, Napoli e Avellino, con un’estensione di 216, 97 kmq a cui si aggiungono 135,40 kmq per il torrente Solofrana e 86,60 kmq per il torrente Cavaiola, per un totale di 438,97 kmq. Il fiume Sarno ha tre sorgenti principali: la prima è Santa Maria della Foce, poco oltre Palma Campania, chiamato appunto Rio della Foce; la seconda è a circa 3 chilometri dalla prima, praticamente alle porte della Cittadina di Sarno, chiamata Acqua del Palazzo; l'ultima fonte, dopo Sarno, verso il mare e distante 4000 metri dalla seconda, è denominata appunto Rio Marinari. La rete idrografica del fiume Sarno può essere divisa in 4 settori principali:
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i torrenti Solofrana e Cavaiola, confluenti nell'Alveo Comune Nocerino a Nocera Inferiore; |
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l'Alveo Comune Nocerino, affluente nel fiume Sarno a S. Marzano; |
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i rii di Sarno, dalla cui confluenza si origina il fiume Sarno (Rio Foce, Rio Palazzo, Rivo S. Marina); |
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il fiume Sarno. |
Il torrente Solofrana sottende un bacino imbrifero di circa 135,40 kmq, nasce in località S. Agata Irpina, dove confluiscono le acque del Vallone Spirito Santo, provenienti da Solofra, e le acque del Vallone dei Granci, provenienti dallo spartiacque del fiume Sabato. Le sue sorgenti sono ormai quasi completamente esaurite; attualmente, il torrente Solofrana è quasi un torrente artificiale, alimentato dagli scarichi delle concerie di Solofra. Il torrente Cavaiola, ormai quasi interamente cementificato, è quasi esclusivamente alimentato da scarichi urbani ed industriali. Tra i principali canali, il Canale Conte di Sarno ed il Canale Bottaro. Il primo ha origine in corrispondenza del bottino di captazione del gruppo sorgentizio "Santa Maria La Foce" terminando a mare, in corrispondenza del comune di Torre Annunziata. Il secondo, denominato Bottaro, ha l'opera di presa nel comune di Scafati. Oltre ai corsi d'acqua principali su descritti, il bacino del fiume Sarno è interessato dalla presenza di una miriade di fossi e valloni, di cui numerosissimi caratterizzati da pendenze alquanto elevate (maggiori del 15-20%) e lunghezze alquanto modeste (dell'ordine, al massimo, di 1-2 km).
I Pelasgi (1500 a.C.) diedero il nome al fiume, nonché al monte che chiamarono Saro; essi, infatti, dal mare risalirono il corso d'acqua, fondando diverse città (Stabia, Nuceria, Sarno ecc.). Lo storico Procopio di Cesarea, nel suo De Bello Ghotico, scriveva: "…il fiume non era molto largo, pur avendo sponde scoscese ed acque profonde, da non poter esser attraversati, né da fanti, né da cavalieri…". Il Giustiniani scriveva: "…che alcuni Pelasgi, provenienti dal Peloponneso, essendo giunti in quel luogo, che nome niuno aveva, diedero al fiume una tale denominazione, da quella della lor patria si appellavano questi Sarrates…", e riferisce le parole di Servio, ancora: "…Serrasteis popules, Populi Campaniae Sint, a Sarno Fluvio…". Lo storico Falcone Beneventano aggiungeva che il Sarno: "…aveva acque limpide e pescose oltreché Ville e Palazzi Patrizi, abitati in special modo d'estate, essendo considerati siti di villeggiatura, di queste ville esistevano ruderi ancora all'inizio di questo secolo". Per queste ragioni Carlo I d'Angiò ordinò che il fiume fosse: "curato e purgato e reso navigabile…".