Musica, Arte & Cultura
Giovedì 5 Maggio 2005

 

 

Linea d’Ombra: i cortometraggi

Qualcuno dice che l’equazione sarebbe la seguente: il lungometraggio sta al romanzo come il cortometraggio sta al racconto; altri sostengono invece che il rapporto debba mutare di sostanza, e non solo di quantità, sostenendo che il film lungo equivarrebbe alla scrittura in prosa, mentre il corto, “lo short”, sarebbe l’equivalente della poesia.
Quel che è certo, assodato in termini più o meno univoci, è che un cortometraggio, per definirsi tale, debba avere una durata inferiore o eguale ai 30 minuti, superando i quali sarebbe mediometraggio, mentre solo oltre i 60 minuti si può parlare di lungo.
Linea d’Ombra offre, da dieci anni a questa parte, uno sguardo anche su questo modo di fare cinema, su questa compressione del narrato cui siamo poco avvezzi, dal momento che né le sale né la tv (salvo non essere degli aficionados Ghezziani, o curiosare tra le amenità di Corto 5 sulle reti Mediaset) costeggiano mai il settore cortometraggi.
Lo fanno alcuni festival, e difatti buona parte della produzione in quest’ambito ha la sua unica luce nelle rassegne cinematografiche.
Linea d’Ombra, anche quest’anno, dedica una discreta parte del suo spazio ai cortometraggi europei, con 13 titoli in cartellone, che diventano 12 per una defezione.
Nelle note introduttive del catalogo Linea d’ombra si legge che l’attuale produzione del formato “short” si può suddividere in due tronconi:

1)
corti prettamente cinematografici, che guardano al cinema come riferimento linguistico.
 
2)
prodotti che guardano allo sfruttamento televisivo, sempre divertenti, spesso sofisticati, comunque visivamente aggressivi, influenzati dall’estetica pubblicitaria e dal videoclip.

Il festival opta, ovviamente, per la prima categoria, almeno nelle intenzioni.
Qualche improvvida deviazione nella seconda categoria è inevitabile, ma sono ben note le difficoltà di ottenere cortometraggi tutti qualitativamente alti, per cui nessun intento polemico verso gli organizzatori, cui va anzi riservato il plauso per la capacità di mettere in piedi ogni anno, con dovizia di fondi che immaginiamo scarsa, un festival con ospiti di prestigio, e con alcune opere, sia tra i lungometraggi che tra i cortometraggi, che potrebbero fare la loro buona figura anche tra i festival maggiori, non suoni eretico affermarlo. L’unico aspetto che, ad avviso dello scrivente, andrebbe totalmente riveduto e corretto, è la partecipazione del pubblico, ivi compresa quella dei giurati, dal momento che tutte le proiezioni hanno avuto luogo davanti ad un pubblico men che esiguo, evenienza avvilente se penso ad un regista o ad un attore che giunga a Salerno in rappresentanza di un’opera che deve essere giudicata dal pubblico, e che si ritrovi in una sala semi-deserta.
Ma questo è altro discorso, torniamo ai cortometraggi, con qualche notazione su alcuni di essi.
Ha trionfato un’opera tedesca, “Nie solo sein”, palindroma nel titolo e nello svolgimento narrativo: in una città non meglio precisata, il tempo scorre in senso opposto, l’ultimo rantolo del moribondo corrisponde al primo vagito, le lattine contenenti bevande saltano fuori dai cestini dei rifiuti e vengono via via riempite dal viandante che vi si disseta. Per uno di questi viandanti però il tempo scorre nella direzione comunemente ritenuta quella esatta, e dunque costui non riesce a bere, dato che il chiosco gli fornisce una bottiglia vuota, attendendo che egli, nel berla, la riempia. Sarà una donna a risolvere il problema, bevendo e riempiendo la bottiglia, e poi passandola allo “straniero”. Un amore dissetante, in un corto intelligente e brioso.
Il giorno in cui niente successe, produzione italiana per un regista spagnolo, si avvale della voce narrante di Toni Servillo (recente premio David di Donatello per Le conseguenze dell’amore), e fa uso sintatticamente appropriato di fotografie, fumetti, burattini e recitazione attoriale, per raccontare la storia di Sir Thomas Edward Lawrence, meglio noto come Lawrence d’Arabia, circa il quale si suppone abbia perso la vita per un incidente in moto in aperta campagna, mentre era intento a trasportare un telegramma a Churchill, telegramma dal quale sarebbe dovuto seguire un incontro con Hitler, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale. L’evento ci viene presentato, oltre che attraverso linguaggi mediatici multipli, da ottiche differenti, sino ad un inatteso epilogo narrato da un testimone-bambino, che smentisce i fatti tramandati dagli storici, la verità che le fonti ufficiali hanno fornito.
La patina di ambiguità che vela gli accadimenti non viene mai dissolta, e ne deriva un gioco scorrevole che reclama una seconda visione.
Infine, ragguardevole Dans l’ombre di Olivier Masset-Depasse, a mio avviso una spanna sopra gli altri, e tra i migliori cortometraggi visti a Linea d’Ombra in questi ultimi anni.
Una donna disabile, una gamba deforme, si nasconde nell’ombra, spia un suo vicino dalla finestra, ed i primi due minuti, ricchi di contrasti cromatici e di giochi di vetri-specchi sono già meritevoli di un circoletto rosso. La donna provoca un piccolo incidente che la vede cadere dai gradini del giardinetto antistante le abitazioni dei due, l’uomo la soccorre, e ne nasce un rapporto tormentato e crudele, che trova nell’algore dell’ottica del regista e nell’intensità sofferta dei corpi dei due protagonisti un veicolo di sorprendente potenza visiva.
Il corto è, si perdoni il gioco di parole, alquanto lungo, 27 minuti e passa, e c’è da scommettere che sentiremo parlare dell’autore che lo ha realizzato, il quale sta girando, a quanto dicono le note del catalogo, il suo primo lungometraggio.
Altri titoli in concorso: Child in time, colpisce la colonna sonora dei Deep Purple ed alcune sequenze ambientate in una chiesa, nonché la sostanziale cripticità della storia; Alone together, fiacca storia di un incontro tra uno studente della London film school ed una cameriera; Ana y Manuel, un grande cane deve rimpiazzare un amore perduto della protagonista, facezia di mediocre levatura; Chatarra, improbabile storia noir in una Spagna assolata e provinciale, che più che inquietare deprime; Chyenne, una ragazza che insegue un corvo e, dopo un duello in lento avvicinamento, ottiene la meglio, gridando al vento la sua vittoria, col capo ornato di una penna del volatile, originale ma irrisolto; Engel e Broer, due bambini che fingono di essere marito e moglie, parte in riso e termina mestamente; Giovanna z, scialba storia di un amore visto attraverso gli occhi di una donna sentimentalmente poco avveduta; Un folle envie, rapina sventurata di una coppia scarsamente professionale, strappa qualche sorriso; Viola fondente, una donna con il vizio della cioccolata, che paga le sue debolezze con la perdita del marito e del lavoro, ma cui proprio la sua passione per i dolci offrirà il riscatto, piattamente televisivo.

Pino Iorio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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