Musica, Arte & Cultura
Martedi 26 Aprile 2005

 

 

Le premiazioni di Linea d’ombra

Ai giurati di Linea d’ombra, ogni anno, viene affidata una brochure che illustra il programma, un badge per accedere alle varie sezioni, materiale per adempiere al proprio dovere di giurati-votanti, un libro dedicato all’edizione dell’anno corrente, che per sommi capi inquadra e descrive i film, la figura dei cineasti, le sezioni che compongono il festival, e cerca di definire in poche pagine la carriera degli ospiti che si incontreranno.
Dal momento che nessun cineasta in gara ha un passato importante è impossibile per chi accede in sala avere un “pregiudizio” sull’opera che vedrà. Questo forse garantisce una certa “purezza” della visione e del conseguente giudizio. Ad ogni modo, a modesto parere di chi scrive, a Linea d’ombra, in 10 anni di festival, non ha quasi mai vinto il film migliore (del resto è esattamente quello che succede in qualsiasi festival cinematografico del mondo: è la regola). Ma nel caso specifico c’è una motivazione meno astratta: l’eterogeneità della giuria (studenti universitari, spesso con non adeguata conoscenza in materia di cinema per esprimere un giudizio critico condivisibile, alla quale si aggiunge un ulteriore fattore: dallo scorso anno allo studente universitario di lettere o scienze della comunicazione o della formazione… che frequentava Linea d’ombra, la partecipazione alle varie sezioni valeva anche come credito formativo; insomma molti pur di vedere accresciuto il proprio credito si iscrivono alla giuria). Fatta questa puntualizzazione, vogliamo subito chiarire che la qualità dei film è del tutto indipendente da tale variabile: quest’anno, del resto, non è stata disprezzabile.
Il lungometraggio vincitore di quest’edizione è Kammerflimmern, del tedesco Hendrik Holzemann, film sul destino e sul senso di colpa in un giovane infermiere che tenta di superare un trauma risalente al passato. Ad un’opera tedesca anche il premio per il corto, si tratta del palindromo Nie solo seiN, che si interroga sulla possibilità di un mondo in cui il tempo scorre alla rovescia, in cui la memoria è figlia del futuro e non del passato.
Nella sezione lungometraggi è parso notevole il film svizzero Absolute, già presentato al prestigioso festival di Locarno: due giovani alle prese con un virus informatico per sabotare il WLS (World Leader Summit), tratto da una storia vera, sapientemente congegnato nella mescolanza e alternanza di momenti onirici e realistici.
Va ad un gruppo di ragazzi salernitani il premio per Video Corto Italia, con il film La pianta, 13’ che seguono le giornate di uno studente di botanica.
Frequentatissime, nella sezione extravagantes fuori concorso, le proiezioni dei corti e mediometraggi dei siciliani Ciprì & Maresco, i quali hanno senza dubbio alcuno fatto registrare il massimo entusiasmo dei cinefili: il teatro Verdi era gremito quando i due sono saliti sul palcoscenico per un’ora e mezza di dibattito sul loro cinema (sorprendente ed indicativo lo sfollare di buona parte del pubblico a conclusione del dibattito, nonostante la presenza di lì a pochi minuti di Barbora Bobulova).
Entusiasmo prevedibile anche per Morgan, prima negli abiti dell’eccentrico quanto irresistibile “studioso” per discutere dei videoclip, poi esibitosi in una splendida performance musicale (solo voce e piano) di un’ora.
Peccato per l’assenza dell’attesissimo Enrico Grezzi, bloccato da un incidente. Da qui la conferma e la fondatezza del sospetto che l’ideatore dei programmi cult Blob e Fuori orario (cose mai viste) sia un’entità… poco corporea e squisitamente audiovisiva. (In)costantemente fuori sincrono.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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