Rachel Keller (Naomi Watts – The Ring, 21 grammi, Mulholand Drive), dopo gli eventi che hanno sconvolto la sua vita e quella di suo figlio Aidan (David Dorfman – The Ring, Non aprite quella porta), decide di trasferirsi in una tranquilla cittadina di nome Astoria. Lì continua a lavorare per un piccolo giornale locale. Sembra tutto tranquillo fino a quando la spaventosa morte di un liceale sconvolge la comunità. Ad indagare per il giornale se ne incarica proprio Rachel che viene a conoscenza di una realtà spaventosa. Le cassette con il video maledetto che la perseguitavano a Seattle, sono arrivate fin lì e lo spirito della piccola Samara (Kelly Stables) è venuta a cercarla per consumare la sua vendetta. Stavolta ha però in mente di impossessarsi dell’animo di suo figlio e di sostituirsi a lui. Lo tormenta con delle visioni e degli incubi che lo riducono in preoccupanti condizioni di ipotermia. La mamma chiede aiuto ad un suo amico in redazione, ma la sua unica speranza per capire come salvare il figlio è recarsi dalla vera madre di Samara, Emma Temple (Sissy Spacek – Missing, Scomparso) rinchiusa in manicomio dopo il tentato omicidio della bimba neonata. I suoi consigli sembrano in apparenza assurdi ma in seconda istanza si rivelano utilissimi. Diretto dallo stesso regista del primo The Ring, Hideo Nakata (Dark water), risulta essere decisamente meno convincente del precedente. Tratto dal romanzo di Koji Suzuki, il film non riesce a raggiungere quel livello di coinvolgimento che aveva raggiunto il primo, risultando spesso distante dallo spettatore che spesso si trova come di fronte al solito horror. Alcune scene risultano stucchevoli, e fanno sembrare un’attrice qualunque anche Naomi Watts che con i film precedenti aveva dimostrato ben altro. Nonostante le buone musiche, alla cui realizzazione ha partecipato il totem Hans Zimmer (Il gladiatore, La sottile linea rossa, Thelma e Louise e Rain Man), spesso gli ambienti sembrano troppo surreali per tirare dentro lo spettatore che se non fosse per le urla continue della Watts, vedrebbe il film senza sussulti. Se The Ring era sembrato un terremoto di paura, il secondo sembra essere una sequenza di scosse di assestamento, nulla di più. Sarà la classica maledizione dei sequel? Ciò non toglie che il film è scorrevole e si lascia vedere, ma per i risultati del primo e l’incessante campagna pubblicitaria di sponsor e riviste, ci si aspettava qualcosa di più. Molto inquietante, comunque, l’espediente dell’acqua che circonda i personaggi, chiara metafora, come confermato dal regista, della paura delle popolazioni asiatiche nei confronti delle distese d’acqua che le circondano e della minaccia costante di un improvviso Tsunami. Una paura avvertita e assimilata dalla sensibilità del regista e tradotta in immagini di finzione, da grande artista.