Giuseppe Cocuzza (Maurizio Casagrande) è un impiegato statale napoletano che vive a Roma dalla vita semplice senza grosse pretese. Vive in un appartamento accanto alla sorella Livia (Teresa Del Vecchio) e suo figlio ritardato Renatino, con sua moglie romana Francesca (Lidia Vitale) e sua figlia. La loro vita di onesti sacrifici viene sconvolta dall’arrivo improvviso di alcune buste via posta all’interno di ognuno delle quali ci sono 50 mila euro. Giuseppe non vuole spenderli per nessuna ragione convinto che ci sia qualcosa di losco sotto e li conserva in una valigia nonostante le pressioni che gli fa la sua famiglia. Addirittura torna il papà di Renato, Fedor (Biagio Izzo), finto prestigiatore spagnolo, ma napoletano senza neanche occhi per piangere. Con il passar del tempo e con gli arrivi mensili delle buste, succedono una serie di eventi strani come la visita di alcuni personaggi strambi, come un finto ispettore dell’INPS, un postino dislessico e una suora alquanto mascolina. Propria quest’ultima svelerà l’arcano spogliandosi a casa di Giuseppe e rivelandosi come il reale mittente delle buste, il signor Felice C. dal passato legato a quello di Giuseppe. Il film diviso in due parti, risulta essere il film più impegnato di Salemme che analizza il problema dell’importanza del denaro e del successo nella società contemporanea e di come questi possano controllare l’animo e umiliare la dignità di una persona. In una società senza ideali Felice C è un disadattato, sconfortato dalla caduta del sogno comunista di cui non può fare a meno al punto da ritenersi invalido civile. Un bel film sull’importanza dell’impegno politico e sulla necessità di credere in degli ideali senza farsi condizionare dalle consuetudini della società e dai suoi riflessi condizionati. Dalla struttura e la recitazione teatrale possiamo, senza riserve, fare i complimenti all’autore napoletano che, come aveva già fatto in molte opere teatrali, ha dimostrato una sensibilità e un’attenzione alle problematiche della società italiana dei nostri giorni.