Castel San Giorgio News
Mercoledi 9 Febbraio 2005

 

 

Battiato: il concerto al Palapartenope

Battiato non ripete. E' il caso di parafrasare la massima attribuita al grande Paganini per capire un po' di più quello che l'artista siciliano rappresenta nel panorama musicale nazionale e non. Battiato non ripete, perché la sua carriera di musicista è un continuo reinventare, una ricerca costante che non ha approdi, ma solo stazioni per nuove partenze. Di passaggio, come il titolo di una sua canzone di qualche anno fa. La sua storia musicale è una linea retta, continuamente tesa: si muove dagli intenti canzonettistici di fine anni '60, passando per il progressive dei '70 con perle di matrice colta e d'avanguardia, il pop (colto! e con venature new wave) degli anni '80, le rarefatte atmosfere intimistiche ed orientaleggianti, le contaminazioni etniche di fine anni '80 ed inizio '90, lo sperimentalismo successivo passando per il rock, l'elettronica e suoni sintetizzati, fino al recentissimo I dieci stratagemmi che presenta persino una traccia multimediale! Tutto fortemente caratterizzato da un inconfondibile marchio di fabbrica: è Battiato. Se a ciò si aggiunge la sua attività di compositore colto (le opere Genesi, Gilgamesh, e la Messa arcaica), le cover autoriali di celebri brani del passato (Fleur e Fleur 3) e lo sperimentalismo radicale di nuovi lavori (Campi magnetici), ci si accorge che Battiato, nella sua molteplicità proteiforme, è un caso unico nella musica mondiale.
Mi si perdoni il lungo preambolo, ma è necessario per capire cosa ha "inventato" l'autore siciliano per questo nuovo tour. Negli ultimi anni Battiato aveva abituato il pubblico a concerti raffinatissimi di impostazione quasi classica: archi, piano, fiati. Concerti quasi da "meditazione", si potrebbe dire, privilegiando un repertorio più mistico e quieto (basta ascoltare il live Last Summer Dance che raccoglie i concerti dello scorso tour, per avere un'idea).
Questa volta Battiato sorprende tutti presentandosi sul palco con un trio, gli FSC (batteria, chitarra, basso), di chiara ispirazione hard, ma non rinuncia al fascino orientale, portando con sé una corista del Sol Levante, Kuni Waranabe. C'è da dire che il Palapartenope non ha un'acustica superba e soprattutto è parso un controsenso (rispetto al tipo di concerto che Battiato avrebbe offerto) il tipo di fruizione riservata al pubblico: era obbligatorio restare seduti, con una sorveglianza fin troppo severa!
Tornando al concerto, Battiato apre con Come away Death, testo shakespeariano musicato nell'800, senza chitarre e batteria. Con il brano successivo, il single del nuovo album, Tra sesso e castità, si è capito subito quale piega avrebbe preso il concerto: chitarre taglienti, base ritmica portata all'estremo. Il repertorio si è concentrato molto su brani degli ultimi album (Ermeneutica, Le aquile non volano a stormi, Sarcofagia, E' stato molto bello, Il mantello e la spiga, Strani giorni, Shock in my Town...) per un'evidente affinità con l'impianto sonoro che Battiato ha inteso dare al suo tour. Il pubblico ha cominciato a dimenarsi sotto i colpi delle chitarre distorte e dei sintetizzatori di Autodafé, brano in bilico tra l'hard e un provocatorio rap in alcuni passaggi. Un Battiato meno lirico che mai. Una sorpresa è Via lattea, sicuramente uno dei brani meglio eseguiti dell'intero concerto. Il pezzo è del 1985, appartenente all'album Mondi lontanissimi, un brano che non viene presentato dal vivo da quasi vent'anni ed è forse per questo che Battiato non ne stravolge lo spirito. Poi è la volta de La cura, ormai un classico del suo repertorio, ed anche qui ci si contiene negli arrangiamenti, con solo una maggiore presenza di basso e batteria.
Ma i pezzi migliori devono ancora arrivare e quando si "inscena" (è il caso di scrivere così!) Il silenzio del rumore, dal vecchissimo e bellissimo album progressive Pollution, classe 1973 (!), con la voce campionata che si (e ci) chiede "ti sei mai chiesto quale funzione hai?" i fan di vecchia data impazziscono letteralmente. Stesso copione pochi brani più avanti, quando la partitura al rovescio di Areknames (anch'esso in Pollution), in versione quasi techno, si rivela di gran lunga l'esecuzione migliore. Si rispolverano dunque brani vecchissimi, come succede per il primo bis, quando le distorsioni e le campionature di Meccanica (Fetus, 1972) si adattano alla perfezione allo spirito del concerto. Da segnalare l'assenza del filosofo Sgalambro, sostituito da un filmato nel quale "duetta" con Battiato in La porta dello spavento supremo.
Nel finale e nei 2 bis Battiato concede ai fan le canzoni che lo hanno reso celebre: Voglio vederti danzare, Cuccurucucù, Centro di gravità permanente, E ti vengo a cercare, L'animale, L'era del cinghiale bianco e il medley conclusivo Bandiera bianca - Segnali di vita - Sentimento nuevo - Gli uccelli. Poco convincente l'arrangiamento di un altro classico: La stagione dell'amore, in un'esecuzione finto-rock che fa torto alla grandezza del componimento. Esclusi dalla scaletta tutti i brani che vanno dagli album Fisiognomica a Caffè de la paix (forse l'apice artistica della carriera del siciliano), ad eccezione della sola E ti vengo a cercare. Ugualmente estromessi brani lirici di grosso impatto emotivo, che hanno invece dominato nei recenti tour, vale a dire Stranizza d'amuri, I treni di Tozeur, le cover Ruby Tuesday e La canzone dell'amore perduto... Si tratta naturalmente di brani dallo stile poco compatibile con quello presentato al Palapartenope.
Di certo il prossimo tour avrà una storia totalmente differente da raccontare. E' Battiato... (7-2-2005)

Luigi Metropoli

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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