CASTEL SAN GIORGIO - I lavori di riassetto urbano in via Antonino Rescigno stanno procedendo a spron battuto. Lavori che però non sono rimasti immuni di polemiche. L’associazione Legambiente, già intorno alla metà del mese di febbraio, attraverso dei manifesti, aveva provveduto a far conoscere alla cittadinanza la sua opinione in merito. Per l’associazione ambientalista, la realizzazione di queste lavori, riveste un aspetto importante della cultura e della sedimentazione di antiche tradizioni di Castel San Giorgio. Legambiente si chiede perché sono stati utilizzati dei materiali, che non risponderebbero alle giuste aspirazioni di quanti tengono a cuore il decoro e la tradizione. Secondo Legambiente il progetto si poteva rivedere, prevedendo l’uso di materiali adatti al contesto storico-urbanistico. <<Questo è un intervento pensato già da molti anni. Noi non siamo per la sua non-realizzazione, ma vorremmo un’opera aderente alla storia del paese>> Così l’esponente nazionale di Legambiente, Francesco Di Pace, in merito ai lavori in corso in via Rescigno <<adesso che i lavori sono in stato avanzato abbiamo solo una piccola speranza: speriamo che davanti al Comune siano conservati alcuni tratti lavorati che possono rimandare alla storia di questo paese. Sembra che in questi giorni si stia riflettendo proprio su questo punto. Nei comuni limitrofi e in tutta la provincia si cerca di conservare la storia e si fanno salti mortali per mantenere in essere i vecchi materiali di pietra lavica. A Salerno, ad esempio, si ripristinano e si realizzano ex-novo gli arredi urbani con materiali della tradizione. Castel San Giorgio invece è continuamente scorticato vivo>>. L’incontro con Di Pace, storico dell’ambiente, è un’occasione propizia anche per ripercorrere un po’ di storia del centro nevralgico di Castel San Giorgio. Di Pace, infatti, racconta: <<Via Rescigno è il cuore del centro storico e ha cambiato nel corso degli anni diverse intestazioni, identificandosi principalmente come via di grande comunicazione e di scambi verso le Puglie. La strada si chiamava provinciale Codola. Durante lo sbarco di Salerno, parte delle V Armata ha calcato il basolato che lastricava il nostro paese. In origine, al centro della piazza, c’era una cisterna che raccoglieva le acque piovane. Il basolato della cisterna era fatto con in pietra lavica, una pietra quasi marmo. La piazzetta poi fu sistemata intorno agli anni ’30 in occasione della venuta di Vittorio Emanuele III re d’Italia. Era giunto qua perché doveva fare le grandi manovre. Possiamo assicurare che il re ha sostato a Castel San Giorgio e ha ricevuto anche la visita di Mussolini. Il giornale dell’epoca definì il nostro comune come “un pugno di dadi scagliati in un campo verde”. La piazzetta fu realizzata in perfetto stile coloniale, con al centro qualche panchina di ferro battuto e con piante di oleandro ai lati. L’antico basolato con i marciapiedi, partiva da via De Caro per arrivare fino alla chiesa. Questa piazzetta era il vero centro pulsante di Castel San Giorgio. Un’ultima curiosità: i cittadini di Castel San Giorgio erano chiamati “scarfaseggi” perché di sedevano sul seggio, un posto adiacente ai locali del Comune. Eravamo in un’epoca in cui il Comune era l’Università di San Giorgio>>.