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CAMPOMANFOLI Il casale di Campomanfoli e antichissimo ed
esso si confonde con la storia di Aiello. Sia il primo che il secondo
casale ebbero una storia comune, come comuni furono i luoghi di
culto, prima quello del SS. Salvatore e poi quello della Madonna
di Costantinopoli. La chiesa attuale venne appunto costruita alla
medesima distanza dai due paesi ed anche se sono trascorsi oltre
duemila anni le due popolazioni continuano ad avere in comune i
medesimi luoghi di culto. La Congrega non serviva soltanto la popolazione
di Aiello, ma anche quella di Campomanfoli e non pochi furono i
priori di Campomanfoli che diressero ed amministrarono, nel corso
degli anni, i beni della Congrega del Salvatore, specialmente gli
Alfano. Ancora oggi la chiesa di Costantinopoli tiene uniti Campomanfoli
ed Aiello ed ora che le costruzioni da Campomanfoli giungono a San
Giorgio si comprende meglio l’unita spirituale delle due antichissime
popolazioni. Campomanfoli, nel corso dei secoli, ebbe numerosi figli che
lo onorarono in Italia e fuori, anche se diversi, per ragioni di
professionalita, sono stati costretti ad allontanarsi dal paese
e non sono piu tornati. Un tempo la popolazione di Campomanfoli giungeva al Pozzo di
Aiello per attingere l’acqua
e non bere quella delle cisterne; il pozzo era comune. Come Aiello fu governato da un signore Longobardo a cui si
deve la costruzione della Chiesetta che esiste al centro del paese
così Campomanfoli. Il paese non aveva fognatura per smaltire le acque che abbondanti
precipitavano dal Monte Iulio per cui i suoi diversi vicolotti ora
si trovano tutti sottostanti al livello stradale ed uno e a quattro
metri sotto l’attuale strada del paese. Il nucleo più antico del luogo è Capo Casale, il toponimo ci
spiega che tale rione costituiva l’inizio, cioè la testa del Casale
di Campomanfoli. Le costruzioni furono realizzate, per mancanza di spazi, arroccate
alle falde del Monte Julio e restano ancora i gradoni di Casa Galluzzo
e di Casa Alfano, famiglie antichissime della zona originariamente
di Nuceria Alfaterna. La famiglia Alfano ebbe ben due Arcivescovi
in Salerno: il poeta Alfano I, la guida spirituale della costruzione
del Duomo ed amico e compagno di banco in Montecassino del Papa
Gregorio VII, che ospito in Salerno e lo strinse tra le sue braccia
nel momento del decesso. L’altro Arcivescovo cioè D’Aiello, figlio del Cancelliere Matteo,
ebbe eccellenti doti in un periodo burrascoso per la diocesi Salernitana.
Bastano questi due grandi nomi per ricordare la nobile stirpe degli
Alfano I e II, come i d ‘Aiello di Agella = Agellum = Aiello. Ho cercato per molti anni notizie intorno a Campomanfoli e
gli atti notarili pur menzionando ancora terreni che sono nei pressi
e nei dintorni di Campomanfoli, come Valesana, Campo Rapestano ecc.
non citano Campomanfoli perché, ripeto il casale era tutt’uno con
Aiello e la distinzione avvenne con i Longobardi. Per la prima volta il toponimo Campomanfoli compare in un atto
notarile dell’anno 1196 in cui fra l’altro è scritto: “Ad Campum Manfoli”. È il milite Guglielmo Budetta a cedere tre campi: uno ad Agella
in località Cappella, un altro in località nelle vicinanze della
Chiusa, ancora esistente (i feudi del Nocelleto e della Chiusa erano
di proprietà dei Budetta) ed il terzo è proprio alla porta di
“Campum Manfolum”. In un altro atto del 1223 vi è scritto: “In Campo Rapestano a Valesana”, è tutta la
zona pedemontana di Campomanfoli e Valesana è l’attuale Vasca di
Valesana dove da ragazzo mi recavo con i miei coetanei a giocare
con il pallone in una striscia di terra rettangolare in mezzo al
pioppeto. Come Campomanfoli ha Capo Casale, così Aiello ha Capo Aiello,
cioé a dire il luogo dove i due casali ebbero la prima origine:
le prime abitazioni. Quanta storia non ha Campomanfoli sin dai tempi di Giulio Cesare,
quando i legionari della colonia romana di Aiello si recavano al
Monte Iulio, regalato loro dall’Imperatore, per tagliarvi la legna
per i numerosi usi della loro colonia che inizialmente fu di trecento
famiglie. Quale ricordo più bello per Campomanfoli v’è di quello del
“Monte Iulio” consacrato dai Romani al loro Imperatore? Da
solo il monte è tutta una storia ed è riportata in scritti di autori
Romani che trattano di Giulio Cesare e della nobile discendenza
della gente Giulia che annoverò diversi imperatori. Bisogna visitare
l’antico paese per avere un ‘esatta visione della sua millenaria
storia. Il collettore pubblico con la relativa vasca demaniale furono
realizzati soltanto nel 1929 dal Genio Civile di Salerno, ma fino
a quell’anno la strada principale si elevava dopo ogni grande acquazzone
e le case rimasero tutte ove attualmente ancora si possono vedere. La chiesa del SS.mo Salvatore conserva ancora i suoi antichi
limiti territoriali e la statua rappresentante la Madonna del Loreto
visita l’inizio di San Giorgio,
di Costa, di Torello. La Parrocchia era la più grande del comune
e ad ogni miglioramento apportato all’attuale situazione stradale
e della chiesa vi fu sempre l’unanime
consenso delle due popolazioni. Le associazioni delle Gerardine,
di Santa Maria Goretti e la Congrega del Salvatore sono costituite
dagli iscritti dei due antichissimi casali. Quando nel 1853 venne istituita la nuova Parrocchia di Santa
Maria di Costantinopoli, il primo parroco Don Feliciano Coppola,
era di Campomanfoli, ma visse e morì in Aiello e cio dimostra che
v ‘è stata sempre l’unita
tra i due antichissimi casali: Agella e Manpholis. Quando durante l’espansione
dei Longobardi, che assunsero come loro santo nazionale San Michele
Arcangelo, sulla cima del monte Salvatore costruirono la poderosa
chiesa dedicandola a San Michele. Le due popolazioni trascorrevano
giorni felici sullo spiazzo antistante ed a gruppi i giovani dell’uno
e dell’altro paese facevano a gara per riportare a spalle la statua
del Santo sulla collina o discenderla per collocarla, per il periodo
invernale, nella chiesa del Salvatore. Se la via principale di Aiello si chiama Via degli luliani
lo si deve non soltanto alla colonia della gente Giulia che vi fu
in Aiello ma anche perché i legionari in ricordo del Toro comandante
ed Imperatore, gli vollero dedicare il più alto monte ed il più
vasto esistente nella zona MONS IULIUS, cioé monte GIULIO e Campomanfoli
romana tramanda ai posteri la sua esistenza di oltre duemila anni,
appunto per il monte che ricorda l’Imperatore Giulio Cesare. Quindi, se un tempo i due paesi erano disuniti per mancanza
di caseggiati, ma uniti per la vita comune dei suoi abitanti, oggi
che non vi sono piu spazi liberi tra l’una e
l’altra frazione, il ricordo resta comune: discendenti della
Gente Giulia. Campomanfoli e un nome Cartaginese. Anticamente tutta la Starza del Salvatore che si divideva in
Starza grande ed in Starza piccola, portavano il nome di: “CAMPO DI AUGUSTO”. Morto Augusto, il successore Tiberio, confermò la colonia,
colonia romana (anno 30 dell’era volgare) ed ai tempi di Nerone,
consoli lo stesso Nerone e L. Pisone, (anno 57 dopo Cristo) essendo
forse scemato il numero dei coloni primitivi, la colonia fu assegnata
ad altri veterani, in premio dei servizi prestati nell’esercito.
Condottiero di questa ultima deduzione, come scrisse Tacito, fu
Mezio con altri quattro, i cui nomi non sono pervenuti fino a noi. Quando la popolazione di Campomanfoli incominciò ad aumentare
di numero, dalla parte piu alta del paese, CAPO CASALE, incominciò
a scendere verso valle, con discreto dislivello tra la parte alta
del Casale e la parte piu pianeggiante pedemontana. Aumentando il numero degli abitanti il territorio del paese
non riusciva più a sfamare tutta la popolazione e cosi molti cittadini
abbandonarono i campi o la pastorizia ed iniziarono altre attivita
a tipo artigianale. Il villaggio, in pochi anni, si riempì di botteghe di artigiani,
mentre altri appresero l’arte
di cavare il tufo ed altri, specialmente gli Alfano, a costruire
case e così andavano sempre in giro. Altri emigrarono in paesi lontani ed altri, quando Colombo
scoprì l’America, salparono per le nuove terre. Vi fu grande attivita boschiva per i diversi tagliamonti che
preparavano i tronchetti e realizzavano i carboni, mentre altri
che amarono la cultura si diedero agli studi, specialmente a quelli
della medicina: due medici Alfano. Vi furono anche il Notaio Silvestri,
il Giudice Ladalardo, il Maestro Napolitano, il Professore Murino,
giovane valente e studioso che mori per tubercolosi, malattia allora
da cui non si poteva guarire, come il maestro Luigi Angrisani. Gli abitanti di Aiello furono più dediti alla coltivazione
dei campi e tra i pochi professionisti si può annoverare il Giudice
Zampoli, il maestro Pasquale Capuano e il giovane Donato lennaco
che morì in guerra, prima che conseguisse la laurea in medicina. Mentre Aiello, che aveva piiu popolazione durante il periodo
longobardo ebbe due “Curtis”, CAMPOMANFOLI ne ebbe una, ma molto
vasta e popolosa. Parte che è rimasta dell’antica Curtis longobarda
la si può ammirare nel vicolo ALFANO, DE ANGELIS, SARNO ed altri
dov’è la fontana pubblica. La Curtis aveva una vastissima zona di terra perché comprendeva
tutto il territorio pedemontano fino a Siano, la zona di Valesana
e la zona fino alla chiesetta del quadrivio per Torello. I Longobardi giunsero in San Giorgio verso il 640 e subito
scelsero i luoghi più fertili e tra essi il territorio di Campomanfoli. La Curtis diede inizio al Paese, al Farao, al Vicus, al Casale,
al Pago ecc. Certamente, durante il periodo del basso impero la Curtis di
Campomanfoli dovette essere molto numerosa se si guarda ancora la
sua ampiezza. Da quanto si apprende da Silio Italico, Campomanfoli deve il
suo toponimo al custode comandante dell’esercito degli elefanti
di Annibale che erano 39. Il correttore dell’esercito degli elefanti
seguì sempre Annibale e, mentre il Cartaginese era intento a preparare
le attivita di guerra per assediare e prendere NUCERIA ALFATERNA,
che era rimasta sempre fedele a Roma nei diversi conflitti, gli
elefanti che avevano bisogno di molta erba (ogni elefante giornaliermente
ne mangia tre quintali) trascorsero due mesi nella zona di Valesana
ricca di pascoli. Annibale, per prendere Nocera per fame, fece bruciare
tutti i campi che erano intorno alla città comprese le abitazioni
per cui, in Nocera Superiore, resta ancora il toponimo “CASE ARSE”. Il territorio della repubblica di Nuceria Alfaterna, era vastissimo
e comprendeva i comuni di Bracigliano, di Siano, di San Giorgio
e di Roccapienmonte, fino alla Crocella di Camerelle. Annibale chiuse ogni strada che potesse far giungere rifornimenti
nella Città e dopo due mesi di estenuante assediò con inganno ed
a tradimento entro in Città e la mise al sacco e distrusse ogni
monumento e fece annegare i trenta Senatori nocerini nelle vasche
bollenti delle terme. Il popolo fuggì a Capua, ma Roma subito decreto
in Senato che Nocera dovesse sorgere pii bella. Infatti, in venti
anni, Nuceria Alfaterna venne riedificata più bella di prima. Forse
fu la tenacia dei nostri avi della Repubblica Nocerina a fare avere
dai Romani stima per la popolazione del luogo, tanto che Augusto,
in Aiello, vi fece dedurre una colonia di legionari anziani ed infermi.
Assegnò ad ognuno quaranta sesterzi ed un campicello con il quale
crearsi da vivere. Poiché il territorio era vasto, molto rimase
in disuso. Il testo latino cosi recita:
“Muro ducto, colonia ducta, iussi Augusti interpopulo debetur
pedum sexaginta. Ager eius in dissoluto resedit”. Infatti, la zona piu distante dal “Puteum Regente” fu lasciata incolta e propriamente
la zona verso Cortedomini, nei pressi della località CHIUSA. La
gente Giulia si serviva del monte IULIO per la legna per coltivare
i campi, per il carbone, per l’erba per i cavalli e gli altri animali,
perche la colonia ricevette sempre nuovi arrivi e vi penso anche
Nerone. Quindi Campomanfoli ebbe monte
“IULIUS” per attingere l’indispensabile alla vita. Furono
i legionari della colonia di Aiello a dedicare al loro Imperatore
proprio un monte che Augusto voile loro donare per ricompensarli. La strada che doveva percorrere per giungere a Campomanfoli
la vollero definire: “Via
Degli luliani” cioé strada
della gente GIULIA. È una toponomastica che poche altre citta hanno che ricorda
il buon Augusto ed anche Tiberio, poiché vivevano a Nola e con le
cavalcature, spesse volte, venivano a visitare la colonia. Era il tempo in cui Druso e Germano ammassavano nella zona
le loro legioni per il Medioriente, ma entrambi i giovani vennero
avvelenati e la citta di Salerno eresse loro due statue. Augusto
mori nel 14 d.C. a Nola triste ed amareggiato e Virgilio ed Orazio
tesserono l’elogio funebre. |
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| La Storia del nostro comune è stata curata dal Prof. Generoso Iennaco, a cui va un doveroso ringraziamento da parte di tutti i cittadini del nostro territorio. Fonte : Le Frazioni di Castel San Giorgio - Edizioni Sessa - Lancusi |