Può
capitare a tutti di non riuscire a prendere sonno, di passare una notte
ad occhi aperti girandosi nelle lenzuola, e già quando capita
occasionalmente non è facile affrontare la giornata successiva.
C'è solo da immaginarsi quali ripercussioni possa avere chi deve
sopportare la situazione dell'insonnia tutte le sere
al momento di coricarsi. La buona notizia per chi soffre di questo,
come di altri disturbi del sonno, è che finalmente anche in Italia
si stanno svolgendo studi e ricerche volte a capirne
meccanismi e cause, per intervenire a risollevare le sorti di chi si
avvicina alla notte con ansia e rassegnazione.
Sarà lo stesso medico di famiglia, più sensibile di un
tempo, a riconoscere e dare aiuto agli insonni. Considerato che intervenire
per "sanare" il sonno significa rendere la vita di una persona
in un miglior stato di salute.
Secondo i primi studi in Italia sarebbero 12 milioni le persone
interessate dal disturbo dell'insonnia. Cifre da non sottovalutare
se si pensa, non solo alla quantità di ore di sonno che vengono
a mancare per un così alto numero di persone, ma anche al peggioramento
della qualità di vita che ne consegue.
Sul benessere fisico e psichico si registra: irritabilità,
abbassamento dell'efficienza fisica e mentale, disturbi della memoria e ansia. Da non sottovalutare alcune conseguenze
non sempre così evidenti: aumento dei disturbi cardiovalscolari
e frequenti sintomi depressivi (nel 70% degli insonni
con ridotta funzionalità diurna).
Allo scopo di far luce su questi disturbi per trovare terapie, cure
e soluzioni farmacologiche adatte, intervengono sia le ricerche cliniche,
sia le diagnosi dei medici di famiglia che in prima battuta vengono
interpellati dai pazienti. E proprio questi devono essere il primo riferimento
della campagna di sensibilizzazione in atto. Perché si eviti
che l'insonne si senta solo e impotente di fronte alla veglia forzata,
oppure affidi alle cure "fai da te" la propria carenza di
sonno. Con il rischio di posticipare una guarigione possibile.
A livello terapeutico c'è stato un cambiamento importante per
quanto riguarda i farmaci disponibili. Si preferisce evitare gli ipnotici
benzodiazepinici che hanno come effetti collaterali: stordimento, riduzione
temporale della fase REM e rallentamento delle funzioni quotidiane (parlare,
guidare...). Per non parlare del rischio di abuso: già dopo alcune
settimane di assunzione è necessario aumentare la dose perché
se ne sentano gli effetti. Oggi i farmaci puntano ad indurre un sonno
naturale e di qualità, più che ad aumentare la quantità
di ore dormite.
Il
sonno è una parte essenziale della vita, sembrerà
retorico a dirsi, ma ha la capacità di riposare, distendere
e rigenerare. Importante è che sia un buon sonno. Quantitativamente
invece può variare da individuo a individuo, ciascuno dovrebbe
conoscere di quanto sonno ha bisogno il corpo e la mente per essere
in forma durante il giorno, così come dovrebbe sapere quanto
deve mangiare per essere sazio. In alcuni momenti della vita questo
equilibrio può cambiare, ed è l'organismo stesso
che chiede maggiore disponibilità al riposo, in specie
quando siamo ammalati, proprio come una forma di difesa. Ed è per questo che occorre intervenire per curare il disturbo di chi
non riesce dormire.
Cosa
fare quindi? Pecorelle a parte (che anzi oggi gli studiosi rimandano
metaforicamente nell'ovile, perché aumenterebbero l'ansia
notturna), di sicuro occorre regolare quei comportamenti che incidono
sulla qualità del riposo: mantenere costante l'ora
in cui ci si corica e l'ora della sveglia;
evitare di lavorare o studiare subito prima di andare
a letto; areare la zona notte; ridurre
nelle ore serali i cibi che affaticano la digestione;
evitare alcol, fumo e caffeina...
Quando il problema resta, meglio rivolgersi al proprio
medico per chiarire nel panorama della salute individuale
quali sono le cause di questo disturbo del sonno e intervenire
adeguatamente per dimenticarsi le notti in bianco e ricominciare
a fare sogni d'oro.
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