|
Ogni
tuo atto mi fu sprone
a farti amare di più, sempre di più,
non ripagando mai il grande bene
che mi donasti nel modo quaggiù.
Sempre con gioia, mista ad ansie e attese
d’affettuosa premur mi circondasti,
immenso per il tuo amor, senza pretese
fino a quel triste dì che mi lasciasti !
Morbosamente a te sempre vicino,
non avesti più forza di parlarmi
quando tua vita giunse al lumicino:
la mano mi stringesti nel lasciarmi,
con sommo sforzo la portasti al seno
per dirmi con quel gesto tante cose
e per lenire ancora la mia pena
nell’ora del “trapasso e del riposo”.
Era quel segno l’epilogo del dramma:
io vi poggiai la testa lacrimando,
e, come allora piccino, o cara Mamma,
il petto tuo fu ristoro al pianto !
|
|