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Appare,
per prima, la neve sui monti,
cade poi dappertutto soffice e lieve:
dorati tramonti d’Autunno passato
darebbero aspetti davvero giocondi.
Discende più giù, dall’Alpe, il camoscio,
affannosa è ricerca per cibo e riposo
tra rocce e dirupi appena imbiancati
che lascia quand’acqua dall’alto vi scroscia.
Paurosa risacca flagella i costoni
un tempo lambiti da dolce sciacquio,
frequente è la pioggia, incerta, poi fitta,
il vento ci urla su strane canzoni.
C’è uggiosa lentezza nel tempo che scorre
A stento d’ogni opera s’avverte il rumore;
nel borgo continua l’usato lavoro,
la sera in preghiera un po’ si trascorre.
Intorno al camino, ov’arde un bel ciocco
ch’è pranzo a stemprare del periodo il rigore
sprizzando faville appena rimosso,
il tocco dell’Ave ci unisce al Signore.
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