Ai primi indizi di
legger tepori,
guardinghi, incerti, insonnoliti ancora,
lucertole, ricci, talpe e ghiri,
lascian del loro letargo la dimora. Il triste inverno ormai più non incombe,
ricordo è già, lo scroscio della roggia;
tubate d’amor intesson le colombe
sui tetti ancora viscidi di pioggia. D’acuti stridi s’animan
le gronde
Rimaste a lungo, sole, senza voce,
d’allor che, insieme, per più afriche sponde,
le rondini partirono veloci. Il passero, il pero, il pesco
ed il susino,
ricchi di fiori han già la chioma intera;
l’allegra cincia canta che è vicino
il dolce arrivo della Primavera. Il piano, il monte, l’immenso
cielo e il mare,
s’ammantano di verde e di turchese
e, intensamente, invitano a cantare:
inni di gioia s’odino a distesa. Dalle campagne in valli ed in
raduri
Tu senti l’eco, la voce del Signore:
– che dice a tutti –
“Con Primavera rinnova la natura,
con la mia Pasqua, invece il vostro cuore”.
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