CARMINE FIMIANI
1740-1799
UOMO ILLUSTRE DEL MEZZOGIORNO D’ITALIA
Carmine Fimiani nacque a Castel S.Giorgio (sa) nel 1740, fin dall’adolescenza, i genitori lo condussero a Napoli e lo affidarono all’insegnamento di Giacomo Martorelli ,di Ignazio Calce ,di Antonio Genovesi,di Giuseppe Pasquale Cirillo al tempo il fiore della dottrina e della scienza in quella città. Da loro imparò moltissimo. Assecondò la sua vocazione per la vita religiosa e giovanissimo, nominato sacerdote, fece parte dell’ordine dei carmelitani fondato nel XII° secolo in onore di Maria degli eremiti del monte carmelo in Palestina. Oltre alla predicazione, si consacrò allo studio delle leggi romane e canoniche attraendo l’attenzione dei Borboni fin da quando, per concorso, gli fu assegnata la cattedra di Diritto Feudale presso l’università di Napoli ove, per il suo talento, fu in breve tempo circondato e seguito da un folto stuolo d’uditori ed eruditi. Nel 1769, sempre presso tale università, che in quel tempo andava per la maggiore nella penisola, vinse il concorso di Diritto Canonico e ne fu nominato Dottore per “eloquenza e profondità di pensiero”. Nello stesso anno gli fu assegnata anche la cattedra delle leggi Decretali. Alla sua scuola accorreva in folla la gioventù. Già socio dell’accademia delle scienze, nel 1790 re Ferdinando VI°, in riconoscimento dei suoi meriti, lo propose per vescovo di Nardò presso Lecce ed a tale altissima carica fu elevato nell’anno 1792 da Papa Pio VI° che lo accolse con grandi segni di stima e lo dispensò dagli “esami”. Il Papa nel consacrarlo si dice abbia detto: ”Cum Fimianum vidimus, magnum virum vidimus”.
Lasciata Napoli e poi Castel s. Giorgio (ove spesso tornava presso la casa paterna: attuale Palazzo Fimiani in Piazza Municipio) per la sede arcivescovile di Nardò, il nobile prelato svolse apprezzatissima attività pastorale, ruolo cosi importante e difficile in quel tempo, senza mai trascurare gli studi preferiti, ai quali si dedicò sempre con passione e fu lì che scrisse e pubblicò ancora pregevoli opere, imponendosi all’attenzione degli studiosi dei vari stati italiani.
In ordine di tempo, fu autore, tra l’altro, di “Historia Yuris Canonici; Vindiciae Consultationes Stephani Patritii Reg.Censil de beneficiis rite conferendis; Elementa Yuris Canonici secundum veterem, novamque Ecclesiam, itemque Regia Neap. Et Siculi disciplinam; Elementa Yuris privati neapolitani; Elementa Yuris feudalis communs et neapolitani libris tribus digesta".
Colmo d'onori e d’ammirazione di grandezza di cuore e di mente, mori alla fine dello XVII° secolo: il 13 novembre del1799 nel pieno fragore d’incontrastate e tracontanti vittorie napoleoniche che, anche negli italiani, suscitarono patriottiche illusioni di libertà.